giovedì 3 novembre 2011

Sentire, ascoltare /9

Pubblico qui di seguito un racconto breve, ironico e tutto milanese che avevo scritto per un'amica che ha un blog molto divertente e intelligente. 




Milano metropolitana. Un’assonanza che risulta familiare, quasi uno spazio di casa, una tana di metropoli, per topi, anche di biblioteca. Lettori seduti, lettori aggrappati a fredde sbarre che sembrano posatoi per pipistrelli chiusi in una voliera senza cielo, che poi sono topi con le ali. Quelle di chi legge un libro accanto a brutti ceffi o belle signorine o all’ombra di se stessi e volano lontano col pensiero ma attaccati al corrimano della rossa, linea ossuta di Milano, la prima a bucare il ventre del nostro agglomerato urbano, all’epoca operaio e rivoluzionario. 
Letture metropolitane, cane mangia cane sulla superficie della città, ma anche nei libri di Edward Bunker; un nome una fortezza: quella sottoterra, antiatomica, amica della mobilità meneghina. 
Corre su due binari chi legge un libro nel nero delle gallerie, o forse tre: due di acciaio e uno che è un volano per la fantasia. Righe dopo righe, non bianche strisce superficiali della superficie, ma profondi solchi nello spazio intimo della lettura, delle idee indicibili o inenarrabili o imperscrutabili di lettori accaniti nelle viscere della terra. La tana metropolitana, pietra tombale del pendolare che non legge e sepolcro di resurrezione di chi ha con sé il gregge della letteratura. Ogni viaggio un dissotterramento, un affondo nelle parole dell’autore, forse ancora vivo, contemporaneo, nascosto nelle viscere di altre città. 
Una tribù di suburbani, di amminoacidi; shock in my town, velvet underground. 
La paura del Ground Zero, ancora sventolata sul retro di copertina; una tecnica retrò di controllo delle menti, che rimbalza di sguardo in sguardo, di quelli che in viaggio si guardano attorno e assorbono le paure in carattere solferino, le réclame delle pubblicità, i titoli sensazionalistici dei libri italiani, le illustrazioni violente di quarte alle quali non si sfugge, non ci si protegge dal bombardamento mediatico. Non basta stare in un bunker. La lettura è sovversione, la parola è sovversiva. Lo slang, il verlan, i palindromi, le distorsioni, le contaminazioni, azioni in essere, in potenza, alle quali abbandonare ogni reticenza. Milano metropolitana, memoria – o memorie – dal sottosuolo, romantici e sognatori, derelitti della società, che un mal di denti non è più nulla, si va, si va, si va.