giovedì 17 novembre 2011

Sentire, ascoltare /14

Metropolitana. Geometrie.

Sulla battigia dei ricordi, 
io ti penso e tu mi scordi. 
Le mie impronte cancellate 
da un colpo di spuma; 
le tue, appena impresse, 
fresche, sul bagnasciuga. 

La battigia oppure la banchina metropolitana. Luoghi indefiniti o ambigui o labili. Terra e mare, movimento e fissità. Geometrie, dello spazio e della mente, che invitano all'esercizio dell'astrazione. 
Le porte del metrò si aprono, o l'onda si ritira, e ci si trova faccia a faccia con un viandante o con un bagnante. 
Per un attimo si abita lo stesso spazio. Per l'attimo dopo si è già in due mondi diversi. Chi la terra, chi il mare, chi il movimento, chi l'immobilità. 
Resta, di quella geometria, un senso di indefinito, di opaco, di confuso. 

A far questi pensieri mi è tornato in mente un poeta italiano, a mio avviso tra i più raffinati del nostro panorama letterario. Valerio Magrelli. 
Qui una sua poesia. 

Sto rifacendo la punta al pensiero, 
come se il filo fosse logoro 
e il segno divenuto opaco. 
Gli occhi si consumano come matite 
e la sera disegnano sul cervello 
figure appena sgrossate e confuse. 
Le immagini oscillano e il tratto si fa incerto. 
Gli oggetti si nascondono: 
è come se parlassero per enigmi continui 
ed ogni sguardo obbligasse 
la mente a tradurre. 
La miopia si fa quindi poesia, 
dovendosi avvicinare al mondo 
per separarlo dalla luce. 
Anche il tempo subisce questo rallentamento: 
i gesti si perdono, i saluti non vengono colti. 
L'unica cosa che si profila nitida 
è la prodigiosa difficoltà della visione. 


Valerio Magrelli
Per chi non lo conoscesse consiglio la lettura di “Esercizi di tiptologia” e “Disturbi del sistema binario”.