giovedì 15 novembre 2012

Sentire, ascoltare /70

La città, oltre il suo confine, è un luogo senza definizione. Le parole di chi, attraversando la terra stretta tra un cartello di arrivederci e uno di benvenuto, vorrebbe corrispondere un nome allo spazio di campi, arbusti e capannoni isolati lungo stradine sterrate, sono sottomesse al regno urbano. 

Un’ombra lunga, fatta di sagome architettoniche, luci lampeggianti, attutiti sciami d’auto, grigi colori di cielo, si allunga sino alla città successiva, soggiogando i passanti al pensiero dominante della metropoli. 

Oltre il confine della città lo spazio si attraversa e la terra si compatisce. L’impressione è che ogni cosa resista per poco, attenda l’ultimo avviso di sfratto. 
E chi non vede più, alle spalle, il cartello di arrivederci, e non scorge ancora, all’orizzonte, quello di benvenuto, può cogliere, in modo sincero e senza equivoci, la reale condizione dell’uomo di città.