martedì 9 ottobre 2012

Sentire, ascoltare /60

Mentre attraverso la strada, sulle strisce pedonali, per andare al supermercato a comprare un pacco di pasta e una latta di passata, a qualche decina di metri da me un uomo brizzolato in canotta è intento a segnare l'ultima nota di uno spartito che lo renderà celebre, un altro, con la mano molle e la spuma tra i capelli, prende una busta piena di contanti in cambio di un permesso edile e la nasconde tra la cintola dei pantaloni e la pancia, una donna ha appena spogliato un avvocato con in capo una chierica grigiastra e gli sale sopra per pisciargli in bocca, un bambino biondo e riccio chiede al padre cos'è internet, un prete pelato ascolta, nel confessionale, attraverso la grata, l'ammissione di omicidio di una penitente con la treccia bruna, un ingegnere un po' stempiato ha concluso un nuovo modellino per il trasporto di gas propano liquido. 

Nonostante riesca ad immaginare queste eventualità, esse mi sfuggono; non riesco a cogliere la simultaneità delle cose umane; e il mio stare in città si limita, quando osservo la gente, a una serie di congetture -di azioni in potenza- che, però, non si realizzano, non si vedono. 

I volti di chi incrocio per le mie strade non combaciano mai completamente con il compositore, il corrotto, il perverso, l'innocente, l'omicida, l'inventore. Eppure sono tutti lì, ognuno alle prese con la propria esistenza.