lunedì 13 febbraio 2012

Sentire, ascoltare /26

L'atto di scrivere contempla tre momenti e un pensiero che li accomuna. La parola detta tra sé, in mente, la trasposizione grafica della stessa e la sua lettura -e rilettura. Ad ogni istante corrisponde una variante del concetto pensato. La percezione della parola cambia se detta, scritta o letta.
Ora mi chiedo se ha senso privilegiare uno dei tre momenti o se mediare tra loro. Il primo caso sottende una mancanza, un'incompletezza, un'imprecisione; il secondo implica un compromesso con se stessi e la compromissione di ogni assoluta veridicità, sincerità e intimità di quanto scritto.
Si scrive per sé o per gli altri, si è alla ricerca di sé o della comunità? 
Forse verrò frainteso. Ma è difficile essere chiari.