domenica 19 febbraio 2012

Sentire, ascoltare /27

I tipi.

La metropolitana pare, a volte, un viaggio al centro della terra per pionieri antropologi. Cavità urbane, correnti d'aria del sottosuolo, rigagnoli perenni di grotte buie, sibili di bruchi enormi nella notte, quasi dei mostri della mitologia, e poi la civiltà umana inabissata.

Una batteria di tipi bislacchi si dispone, per qualche fermata, sui sedili del vagone. Random. Senza appello. L'umanità di oggi è questa, domani sarà un'altra. Testa piccola/capo grosso, gamba accavallata/piedi intrecciati, fronte alta/guancia gibollata, riporto/chioma, occhi neri/occhi blu, abito vintage/divisa da lavoro, libro d'autore/manuale di ricette. Un tizio si alza e viene rimpiazzato da una tale. Gli equilibri cambiano ed è necessaria una rilettura olistica di quel campione del genere umano che si offre all'osservatore. È l'antropologia suburbana. 

Il treno attraversa banchine illuminate e zone buie, imperscrutabili. Nelle gallerie i finestroni si fanno scuri e anziché offrire la vista ai viaggiatori, rifrangono la loro immagine. Fa capolino, tra le teste di quella batteria di tipi bislacchi, il volto riflesso del pioniere antropologo e dei suoi vicini di seduta. 

Allora anche io, dirà il pioniere, appartengo a una batteria di tipi bislacchi! E quelle che ritengo cavie non sono altro che la mia immagine riflessa -o io la loro-, sono pionieri quanto me. Non scendo nelle tenebre per trovare la civiltà umana inabissata ma è la civiltà umana inabissata a volermi lì, per fare il gioco delle parti.