domenica 19 maggio 2013

Sentire, ascoltare /97

Un mattino di poche speranze, nel piccolo bagno di un bilocale di città, alla luce di una lampadina a basso consumo, un uomo che da lì a poco avrebbe indossato una marsina e un cilindro di tinta blu preparava pennello e rasoio per radersi. Altra luce filtrava nell'abbaino: quella più fioca e mossa della lampadina riflessa dalla finestrella bifora; e quella lunare che ancora persisteva nell'aria, tra i filari dei lampioni di una strada a due corsie.

Dopo aver passato le mani nella barba folta, prese il pennello, lo inumidì, lo intinse nella schiuma e spalmò di bianco le guance e il collo. Sorrise, per capire quanto i propri denti fossero macchiati da sigarette e caffè, e si rase.

Sciacquò il volto e rimase ad osservare il taglio; poi prese il pennello, lo inumidì, lo intinse nella schiuma e spalmò di bianco il mento; si sciacquò e nello specchio tondo prese in mano la mascella; girò la testa da un lato all'altro e lisciò i baffi neri, ma tagliò anche quelli. 

Pensò che quel volto, così serico e sconosciuto, fosse il più aderente ai suoi pensieri e il più adatto a quelli sconosciuti del pubblico che da lì a poche ore avrebbe incontrato per raccontare il proprio stupore. 

*** 

Sul volto di ciascun uomo si incontrano il tentativo di esprimere l'immagine pubblica di sé e il tentativo del pubblico di cogliere l'immagine intima di chi si mostra. Nessuno, però, ha ben chiaro chi sia veramente e chi sia il pubblico a cui offrire il proprio volto; e ciò che appare sui lineamenti di ognuno è, piuttosto, la sembianza di ciò che chi guarda immagina sia l'essenza del volto altrui. Vale anche per sé, con la propria figura riflessa nello specchio.