martedì 8 ottobre 2013

Sentire, ascoltare /110

Non credevo potessi attraversare decine di confini in una sola sera, non credevo che la loro linea fosse così chiara: la scarsità d'auto, il colore definito del cielo, l'assenza di una giusta meta hanno sospinto il mio sguardo verso uno scintillante reticolato di città. 

La superficie dei palazzi di via Galileo mi è parsa come la cinta muraria di una cittadella a sé stante; come se le luci che si irradiavano dall'intimità delle finestre fossero il richiamo di un fuoco acceso da trabucchi nemici: se scoppiasse una guerra di quartiere, gli abitanti di via Galileo pregherebbero dio perché dardi, pietre e proiettili incendiari lasciassero indenne la loro abitazione. 

Suppliche inascoltate, ad ogni modo: converrebbe piuttosto correre a riparo tra le stanze della Stazione, strenua difesa del quartiere Centrale e roccaforte della Zona Due di Milano. Le rotaie dalla ferrovia sono feroci fasci muscolari, ghisa di appartenenza alla quale gli uomini dei quartieri affiliati vorrebbero fondersi: Maggiolina, Greco, Loreto, Padova, Adriano, Gorla e Precotto. Una lega urbana pattuita a tavolino e non ancora saldata nelle sue identità. 

Altre cinture di palazzi sono palizzate della Zona Due, altre vie fungono da fossati, altri luoghi dichiarano ostilità a chi è rimasto fuori e gridano diffidenza a chi si muove libero all'interno: Melchiorre Gioia, Sammartini, Brianza, Pontano, Palmanova, Ponte Nuovo, Sesto San Giovanni. 

Oltre via Galileo i grattacieli, le alte torri della modernità; si era fatta notte, un freddo presagio gelava ogni cosa e ho preferito tornare a casa.


Zona Due di Milano


Stazione Centrale
Quartiere Centrale di Milano