lunedì 18 marzo 2013

Sentire, ascoltare /92

La malía delle parole è un vapore sulfureo che scolora i significati: la voce spinge fuor-dai-denti suoni che a masticarli non hanno sapore, il segno vocale vibra tra le arcate palatali senza l'eco di un significante; da dove viene questa parola, esiste, è mai stata pronunciata, si è forse nascosta dietro un’inversione di vocali? 

Sgretolati i sensi nel fornello del calumet linguistico -ché la fonetica si manifesti in spirito-, si prende a recitare come un mantra la parola stregata, messalina, messalina, messalina, messalina, messalina, e più si sente e più non torna, messalina, messalina, più si dice e più pare un’invenzione di fonemi, messalina, messalina
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Mistero da sciamano è la lettera e le sue modalità di espressione. Poniamo la “m” di messalina. Essa, nella sua dizione, si raffigura come “emme”. E dunque la “m” ha in sé la sua replica e il suo doppio, “emme”.

Come può una lettera, quasi fosse la rappresentazione fonetica della scienza araldica, contenere una doppia copia di sé e altri segni dell'alfabeto? Come può tale sortilegio perpetrarsi all'infinito, quasi il linguaggio fosse un'operazione matematica di cui si possa solo approssimare il risultato?