domenica 29 luglio 2012

Sentire, ascoltare /46

Milano. Vuoti e pieni. 

La riflessione ha un proprio luogo di nascita e di espansione: la parola, che essicca sulla pagina inchiostrata, è il perimetro di tale spazio; lo stampo delle lettere è il punto che ne dà forma; la superficie di tale geometria, tesa e mobile, è la meditazione. 

Tra caratteri alfanumerici, maiuscole e accenti, gambe e a capi, virgole e simboli, nascono e si espandono le elucubrazioni del lettore. 

Il grafico, secondo all'autore di un nonnulla, cura le proporzioni semantiche, definisce le gerarchie mentali, genera anfratti nei quali il lettore possa riposare la lettura, soppesare sensi e significati e, infine, pensare. 

La riflessione, dunque, consegue alle modalità di scrittura. Il font, la dimensione, lo stile e il carattere influenzano tanto lo scrittore quanto il lettore. Le scelte vettoriali incanalano il pensiero, influenzano i temi, suggeriscono toni e timbri di frasi e racconti. 

Il grafico definisce i vuoti nei quali, poi, il lettore possa riempire il proprio senso delle cose. 


La città è in equilibrio dinamico, tra vuoti e pieni: i cittadini sono caratteri mobili, attorno ai quali si estende lo spazio urbano; le professioni costituiscono tracce perimetrali che ne danno forma; le strade, con propria verticalità di palazzi e costruzioni, segnano il luogo di meditazione degli abitanti. 

E sarà, in questo svuotarsi delle metropoli, un esercizio di riflessione: ripensamenti, ricollocazioni, vuoti da riempire di senso proprio.